Egle Sommacal è stato con noi nel dicembre 2014 come solista, è noto soprattutto come chitarrista dei Massimo Volume, ma ha suonato anche con Detriti, Ulan Bator, WuMing 2, Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri, collaborato con la coreografa Simona Bertozzi e composto musiche per il cinema.
Sara Ardizzoni suona da qualche anno al suo fianco nei Massimo Volume, è stata con noi nell'ottobre 2022 come solista, sotto il moniker Dagger Moth con cui ha inciso 3 album, ed ha suonato con Cesare Basile e Caminanti, Mats Gustafsson Fire Orchestra, Marc Ribot, Joe Lally (Fugazi), Philippe Petit, Deb Goog (My bloody Valentine), Giorgio Canali.
Il 21 gennaio 2025 hanno pubblicato Flawed, album di esordio di A Bad Day, progetto di musica strumentale che ci pare giusto lasciar presentare dalle loro parole: "Chitarristi di formazione non accademica entrambi, abbiamo varie esperienze musicali alle spalle e un comune interesse verso ambiti sonori non necessariamente associati alla chitarra elettrica, territori che abbiamo cercato di esplorare anche sfruttando le possibilità timbriche offerte dall’uso dell’effettistica. Abbiamo evitato l’utilizzo di loop, computer, sample elettronici per non rischiare di vincolare la composizione entro limiti armonici o di tempo e per darci la possibilità di una riproduzione meno artefatta nelle esecuzioni live. Nel disco - così come dal vivo - non sono inoltre presenti sovraincisioni o particolari artifici di produzione, si possono ascoltare due linee di chitarra e solo a queste due voci è affidata la creazione di paesaggi sonori multiformi. Flawed, imperfetto, è il titolo della raccolta dei nostri brani. Misurarsi con l’imperfezione, giocare con i nostri limiti, anche nei mezzi a disposizione, è il modus operandi che ci accompagna dall’inizio dei nostri percorsi artistici e da sempre è stato un importante stimolo creativo. Non è nostra intenzione dotare le tracce di un significato ultimo, sono semplicemente dei suoni disposti nel tempo su qualcosa che convenzionalmente chiamiamo silenzio, niente di più, niente di meno. Inevitabilmente questi suoni comunicano anche il nostro rapporto con la contemporaneità, una reazione emotiva, una sensazione, imperfetta, flawed."
Un lavoro molto affascinante, che potete scoprire ed acquistare tramite il player Bandcamp qui sotto, di cui torniamo a parlare per il bel nuovo video pubblicato negli scorsi giorni, che Sara presenta così: "Ancora prima dell'uscita del disco, le prove di Little Plastic Idols mi scatenavano una strana sinestesia: il volto di Alessandra Zerbinati in versione butoh, coperto di bianco, tra smorfie e movimenti spasmodici. Conoscendoci ormai da un po’, alla fine ho deciso di farmi avanti e chiederle di dare forma alla mia allucinazione. Non so spiegarmi l'origine di questa associazione involontaria, forse per via dei rimandi sonori leggermente orientali o per la natura un po’ enigmatica e narcotica del brano che suona caotico pur essendo rigoroso. Ma col senno di poi, per quel poco che ho colto del butoh, ci ritrovo un gran senso nel presente... è una forma d'arte, una pratica fisica e spirituale che - figlia del contesto in cui è nata - si è ribellata al moralismo, agli imperialismi (non solo giapponese ma anche americano…), ha sostenuto la libertà di espressione e annullato l'ego, si è confrontata con le macerie, con le tenebre. Afferma l’imperfezione, il trauma, la fragilità di un corpo ( o di una società...) al collasso, cerca la bellezza fuori dai canoni, la grazia anche in ciò che è brutto, sporco, grottesco. Con la sua lentezza obbliga a fermarsi, a misurarsi con la crisi, mentre si è esposti al mostruoso, al lutto, al decadimento. E mi pare tutto molto aderente alle ombre di questo periodo storico. Quindi grazie ad Alessandra per averci prestato il suo corpo, la sua esperienza e il suo tempo. Grazie a Edo Tagliavini che ha avuto l'arduo compito di condensare in un piccolo piano sequenza di 6 minuti un girato di più di 2 ore ( le varie take erano performance di circa mezz'ora l’una...). E grazie a Marco Parollo per aver ospitato le riprese nel suo studio e per un’amicizia ormai secolare." Enjoy!!
Un lavoro molto affascinante, che potete scoprire ed acquistare tramite il player Bandcamp qui sotto, di cui torniamo a parlare per il bel nuovo video pubblicato negli scorsi giorni, che Sara presenta così: "Ancora prima dell'uscita del disco, le prove di Little Plastic Idols mi scatenavano una strana sinestesia: il volto di Alessandra Zerbinati in versione butoh, coperto di bianco, tra smorfie e movimenti spasmodici. Conoscendoci ormai da un po’, alla fine ho deciso di farmi avanti e chiederle di dare forma alla mia allucinazione. Non so spiegarmi l'origine di questa associazione involontaria, forse per via dei rimandi sonori leggermente orientali o per la natura un po’ enigmatica e narcotica del brano che suona caotico pur essendo rigoroso. Ma col senno di poi, per quel poco che ho colto del butoh, ci ritrovo un gran senso nel presente... è una forma d'arte, una pratica fisica e spirituale che - figlia del contesto in cui è nata - si è ribellata al moralismo, agli imperialismi (non solo giapponese ma anche americano…), ha sostenuto la libertà di espressione e annullato l'ego, si è confrontata con le macerie, con le tenebre. Afferma l’imperfezione, il trauma, la fragilità di un corpo ( o di una società...) al collasso, cerca la bellezza fuori dai canoni, la grazia anche in ciò che è brutto, sporco, grottesco. Con la sua lentezza obbliga a fermarsi, a misurarsi con la crisi, mentre si è esposti al mostruoso, al lutto, al decadimento. E mi pare tutto molto aderente alle ombre di questo periodo storico. Quindi grazie ad Alessandra per averci prestato il suo corpo, la sua esperienza e il suo tempo. Grazie a Edo Tagliavini che ha avuto l'arduo compito di condensare in un piccolo piano sequenza di 6 minuti un girato di più di 2 ore ( le varie take erano performance di circa mezz'ora l’una...). E grazie a Marco Parollo per aver ospitato le riprese nel suo studio e per un’amicizia ormai secolare." Enjoy!!

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