Si tratta di Un pubblico meraviglioso, il memoir scritto da Andrea Lai della sua amicizia con il compianto Riccardo Petitti, con il quale cui sotto il nome Agatha portò a Roma i suoni più moderni dell’elettronica internazionale, fra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo.
Erano gli anni in cui il sottoscritto muoveva i primi passi in radio, proprio a Roma, in un’emittente all’epoca veramente speciale, RadioRock, mentre sia Andrea che Riccardo trasmettevano in un’altra storica emittente indipendente della capitale, Radio Città Futura. Quasi per caso, iniziarono a collaborare per organizzare delle serate a sostegno della radio, e la location scelta fu il Brancaleone, centro sociale nascosto in una stradina a fianco della riserva naturale della valle dell'Aniene, con la sua sala interamente nera.
In quel periodo, anche gli appassionati di rock come il sottoscritto stavano scoprendo la musica elettronica, grazie ai nuovi suoni che erano arrivavati da oltre frontiera e avevano trovato proseliti anche in Italia. Da Bristol era arrivato il trip-hop di Massive Attack, Portishead e Tricky, riscuotevano successo mondiale nomi come Chemical Brothers, Prodigy o Underworld, e personalmente ero stato conquistato dagli Asian Dub Foundation e dall'incredibile esordio di DJ Shadow, Endtroducing. Allo stesso tempo, anche in Italia si facevano strada le nuove sonorità di Casino Royale, Subsonica, Almamegretta, Blindosbarra e tanti altri, abbattendo barriere fra generi e pubblici.
Un'epoca incredibilmente fervida, nella quale il web non esisteva o quasi, in cui Agatha portò Roma a diventare una delle piazze maggiormente al passo con i tempi dei nuovi groove dei breakbeat, della drum'n'bass, della jungle, e dei mille generi e sottogeneri che nascevano senza sosta. Ogni settimana migliaia di persone si perdevano fra i suoni dei DJ e le luci ed immagini dei VJ (altro elemento allora innovativo), per un rito collettivo, pacifico quanto liberatorio, cui ho partecipato tante volte anche dopo essermi trasferito a Lussemburgo, quando il venerdì al Branca era tappa fissa dei frequenti weekend romani.
Un'epoca incredibilmente fervida, nella quale il web non esisteva o quasi, in cui Agatha portò Roma a diventare una delle piazze maggiormente al passo con i tempi dei nuovi groove dei breakbeat, della drum'n'bass, della jungle, e dei mille generi e sottogeneri che nascevano senza sosta. Ogni settimana migliaia di persone si perdevano fra i suoni dei DJ e le luci ed immagini dei VJ (altro elemento allora innovativo), per un rito collettivo, pacifico quanto liberatorio, cui ho partecipato tante volte anche dopo essermi trasferito a Lussemburgo, quando il venerdì al Branca era tappa fissa dei frequenti weekend romani.
Una storia splendida, ma anche irta di difficoltà, come succede a tutti i pionieri. Andrea ce la fa rivivere in modo bello e coinvolgente, in un racconto che unisce arte, cultura, società, politica e che offre mille spunti di riflessione, anche personali. Tengo ad esempio a citare un passaggio che mi ha emozionato, come succede quando ti sembra che l'autore stia parlando per te: "Per Riccardo e per me, la musica è arte domestica. Bagna il quotidiano, scorre negli ascensori e nei bar, accompagna la cottura delle torte e l'attesa ai semafori, amplifica il sesso e mitiga il dolore. È un bene comune che nutre in egual modo l'amore e la disperazione, che ti conduce nell'estasi più alta e nel baratro più oscuro. Ti fa sentire una persona irripetibile o ti fa sentire uguale a tutti gli altri. E la colonna sonora di miliardi di vite, eppure, una grammatica per pochi perché è un'arte complessa, altissima, che sfiora la filosofia e la mette alla prova."
Siamo lieti di anticipare che nelle prossime settimane avremo il piacere di dare il benvenuto in trasmissione ad Andrea per parlarne, e per rendere un doveroso omaggio a Riccardo, che ci ha lasciati troppo presto. Nell'attesa vi invitiamo a godervi uno dei loro splendidi set, che trovate con altri sulla sua pagina Soundcloud: enjoy!!


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