Parliamo di Michele Bitossi, che abbiamo conosciuto in primo luogo come frontman di Laghisecchi e Numero 6, con i quali ha pubblicato sei album e vari EP, fra il 1998 ed il 2013. Lo abbiamo poi ritrovato da solista sotto il moniker Mezzala, per due dischi usciti nel 2011 e nel 2015, ma anche impegnato in altri progetti (come Luvanor e Uomosummer), ed ha iniziato a lavorare come autore, scrivendo brani per interpreti pop italiani e collaborando con alcuni tra i più importanti autori del Paese.
A fine 2019 ha pubblicato A noi due, il primo album che ha firmato semplicemente con nome e cognome. A differenza del precedente, in cui avevano trovato spazio vari musicisti per seguire un'idea molto suonata e soul, questo lavoro è stato concepito e realizzato in grande intimismo dall'artista genovese con la collaborazione di Ivan Rossi.
Negli ultimi anni si sta mostrando molto attivo, non solo musicalmente: a fine settembre 2024 è uscito per RaiPlay Sound Prendo la sciarpa e vengo da te, un podcast sul tifo calcistico che ha scritto e condotto, e nel gennaio dell'anno scorso il suo primo romanzo, Ma io quasi quasi, pubblicato da Accento edizioni (casa editrice fondata da Alessandro Cattelan e diretta da Matteo B. Bianchi).
Oltre a questo, ha pubblicato due nuovi singoli, Digadentro e Sono non sono, frutto della collaborazione con Ale Bavo, sfociata nel nuovo album: Tutte Difese è uscito venerdì scorso, 6 febbraio, per Blackcandy e lo vede affiancato nella scrittura di alcuni brani da Kaballà e Francesco Bianconi.
Un lavoro toccante e sentito, che presenta così: "Questo album parla di ciò che costruiamo tra noi e il dolore. Abitudini, ironia, rumore, lavoro, distanza. Le distrazioni quotidiane, le fughe eleganti, le corazze che indossiamo senza accorgercene. Parla di come, pur di non sentire, a volte finiamo per addormentare anche la parte migliore di noi. Fa un po’ male, ma sembra necessario. Finché non lo è più. Tutte difese è il racconto di quel momento preciso in cui smettere di scappare diventa inevitabile. Quando imparare a dire no non significa chiudersi, ma proteggersi davvero. Mettere confini, non muri. Restare in piedi senza perdere ciò che conta. Le difese, qui, non sono pose né strategie consapevoli: sono riflessi, abitudini, ferite che cercano di rimarginarsi. A volte diventano gabbie, a volte sono l’unico modo per non sbriciolarsi. Il disco le attraversa tutte: quelle che ci salvano e quelle che ci tradiscono, quelle che usiamo sapendo di usarle e quelle a cui ci affidiamo senza rendercene conto, fino al momento in cui troviamo la forza — o la stanchezza necessaria — per abbatterle. È un attraversamento netto: dalla fuga alla scelta, dall’anestesia al limite. Un percorso imperfetto ma necessario, che non promette soluzioni ma chiede lucidità. In questo senso, Tutte difese assomiglia a una partita di calcio giocata fino in fondo con tutto noi stessi. Niente fuorigioco cercato per furbizia, niente fallo tattico per perdere tempo. Solo posizionamento, attenzione, lettura del gioco. Sapere quando salire e quando restare bassi. Quando rischiare un passaggio filtrante e quando rinviare lungo, senza vergognarsene. Scrivere dentro questa frizione: tra quello che vorremmo essere e quello che riusciamo davvero a tenere in piedi. C’è l’identità che oscilla (Sono non sono), una generazione sola e iper-esigente (Quanto siamo soli), la politica come scelta intima prima che ideologica (Partigiano). E l’amore, che non è mai una vittoria netta: è campo pesante, rimbalzi irregolari, contatti non sempre puliti. In fondo, Tutte difese racconta questo: imparare a restare in partita senza barare con se stessi. Spegnere il rumore superfluo. Dire no quando serve. Restare accanto a qualcuno, o a qualcosa, quando crolla una diga dentro. Non per vincere. Ma per arrivare al novantesimo stanchi, acciaccati ma ancora in piedi e riconoscibili."
Non mancheremo di presentarlo in trasmissione, magari con una nuova intervista, ma vi invitiamo fin d'ora a scoprirlo: enjoy!!

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