Wednesday, April 17, 2024

Cesare Basile, prima anticipazione dal prossimo disco: C’è na casa rutta a Notu

Fra le tante belle novità di questi primi mesi del 2024, la scorsa settimana siamo stati particolarmente felici di accogliere l’annuncio della prossima uscita del nuovo album di un grande cantautore che abbiamo già ospitato più volte, sia in trasmissione che in concerto a Lussemburgo.

Sono passati già cinque anni dall’ultima volta che abbiamo avuto il piacere di accogliere Cesare Basile, per quello che ad oggi è il suo ultimo lavoro, Cummeddia, che aveva chiuso una serie di quattro dischi in sei anni, dopo i celebrati Cesare Basile e Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più (entrambi vincitori della Targa Tenco come migliore album in dialetto) e U fujutu su nesci chi fa? A un trentennio esatto dal suo esordio da solista, il prossimo 3 maggio pubblicherà per Viceversa Records (in vinile e digitale, con distribuzione Audioglobe) il suo album più scuro e sperimentale di sempre, che presenta così: "Saracena è canzone d'esilio e spartenza. Canzone di separazione dall’infanzia, dai luoghi, dalla lingua. Canzone di pietre e nomi nascosti, terra calpestata dalle armate degli invasori, case abbandonate, rabbia che esplode il cuore e la carne. Una lunga canzone scritta e registrata di getto nell'arco di due settimane masticando le parole del poeta palestinese Mahmoud Darwish, quelle degli arabi di Sicilia condannati alla nostalgia come Abd al-Jabbar Ibn Hamdis, i versi di Santo Calì, le strofe popolari dell’abbandono di un’isola saracena negli intervalli delle melodie dei suoi Cantaturi. Questi semi pestati insieme nel mortaio della Nakba per raccontare il dolore degli ulivi di Palestina."

Un lavoro costituito da otto parti, sei pezzi cantati e due strumentali, ma scaturito e da fruire e possibilmente abitare come un flusso unico, composto ed inciso come detto in appena due settimane. Potremmo definirlo un instant concept album, nel quale come sempre le liriche di Cesare non mancano di far sentire forte e chiare la sua voce. Il tema è quello dell’esodo, ed i protagonisti sono come è solito fare i perdenti, gli esclusi.
Anche qui, ci sembra giusto lasciarlo raccontare dalle sue parole: "In un momento in cui agli artisti si chiede solo di intrattenere le persone senza sollevare questioni scomode o prendere parola sulle ambiguità delle società democratiche, ho sentito il bisogno di affrontare una tragedia che per i più è notizia fruita distrattamente; di provare a capire quanto di universale c’è nel dramma palestinese, e nel farlo mi sono subito reso conto che dovevo agire in velocità, senza rimuginare razionalmente la questione, lavorare nell’urgenza poetica e politica."

Non mancheremo di parlarne con lui all’uscita, nell’attesa oggi ve ne proponiamo la prima anticipazione, C’è na casa rutta a Notu, con il video diretto da Andrea Nicotra: "un modo di narrare la Nakba attraverso un’altra esperienza di separazione, che è quella subita dagli arabi di Sicilia dopo la conquista normanna, un evento molto lontano nel tempo ma testimoniato attraverso la poesia in maniera sorprendentemente simile al racconto dell’esodo palestinese fatto da Mahmoud Darwish. Da qui, deriva anche l’idea di chiamare Saracena questa epica del disastro. Un ponte fra luoghi storici e geografici apparentemente distanti ma vicini nelle conseguenze, anche poetiche, del disastro."


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